domenica 17 febbraio 2008

Belli e impossibili

Tre giorni fa ho partecipato al primo di una serie d'incontri virtuosamente finalizzati alla formazione politica e generosamente aperti anche a chi non fa parte di organizzazioni partitiche.
I temi vengono affrontati con un taglio storico e cio` ha reso particolarmente piacevole ed utile la mia partecipazione, in quanto ha diminuito sensibilmente la mia ignoranza sul pensare politico che intrideva l'Europa nel bel mezzo del diciannovesimo secolo. Un pensare politico che, a differenza di quello contemporaneo, infonde una certa fiducia nelle capacita` intellettuali che l'uomo puo` sprigionare.
Ma avverto un'esigenza critica su un paio di concetti che sono stati ripresi nel breve dibattito conclusivo; mi avvio quindi a soddisfarla, senza tuttavia alcun proposito di estendere la critica a personaggi e avvenimenti dell'epoca... Si tratta dei concetti riferiti come "M D M" e "D M D'".

Secondo il primo (Merce Denaro Merce) la merce avrebbe, se non ho capito male, un valore di scambio che rimane costante indipendentemente dal fatto che esso venga o meno tradotto in denaro. Cioe` le merci rappresentate dalla M possono essere diverse fra loro, come in un baratto, ma in prima approssimazione esse "valgono uguale".

Allora vediamo, se ho un cacciavite a stella e devo smontare un tavolo fissato con viti a taglio col mio cacciavite ci faccio ben poco. Il mio vicino di casa mi vede in difficolta` e mi propone di barattare il suo cacciavite a taglio con il mio a stella, visto che era in procinto di comprarne uno. Potrei accettare lo scambio con l'idea che i due cacciavite abbiano lo stesso valore; invece, in cambio del cacciavite a taglio, gli do il denaro che gli serve per comprarsene uno a stella. Egli spende quel denaro per andare a comprare un cacciavite a stella da quella persona che era in procinto di venderglielo.
Ora io mi ritrovo con due cacciavite diversi che considero di pari valore e con meno denaro. Il mio vicino, secondo lo schema "M D M", ha ottenuto il cacciavite a stella che voleva, cosi` come il terzo ha ottenuto il denaro con chissa` quali intenzioni.
Si potrebbe dire che la transazione in denaro, in alternativa al baratto, non ha alterato il valore delle merci.

Trascorsa qualche settimana al mio vicino di casa regalano una pendola, che ben presto rivela di necessitare di una messa a punto... tramite cacciavite a taglio!
Allora il vicino mi propone un baratto inverso di quello che mi aveva proposto precedentemente. Secondo lui io dovrei accettare perche` i valori delle merci sono equivalenti; ma io non accetto perche` di cacciavite a stella ne ho gia` uno. Egli va allora dal terzo personaggio per restituire il cacciavite a stella e riprendersi i soldi ma questi gli dice che li ha gia` spesi e che il cacciavite a stella glielo aveva venduto proprio perche` non gli serviva piu`.
Insomma 'sto cacciavite a stella sembra valere molto meno di quello a taglio, percio` il mio vicino, pur di avere quest'ultimo, mi offre il doppio del denaro che gli avevo dato nel precedente scambio; ma non accetto... e se poi un giorno mi regalano una pendola da tarare?!

Mentre rimiro questi due cacciavite che sembrerebbero di egual valore rifletto su tutta la situazione e mi convinco che il valore della merce, anche solo in prima approssimazione, dipende soprattutto dal contesto legale (che regola proprieta` e commercio) e da come si configura, nella sua dinamicita`, il mercato. Ma se uno stesso oggetto puo` avere valori diversi in funzione del mercato che senso pratico puo` avere rifarsi ad uno schema in cui due merci diverse sono di egual valore come implica il concetto di "M D M"?

E il "D M D'"?
Questo schema sottende il concetto capitalistico secondo il quale il denaro viene scambiato con merce e questa di nuovo in denaro ma ad un valore maggiore; cioe` lo scopo degli scambi e` aumentare il capitale. Poiche` "nella M" s'intendono incluse anche le prestazioni umane salariate si dovrebbe concludere, se non ho frainteso, che in una societa` "affetta" da capitalismo esiste un insanabile conflitto tra l'operaio ed il capitalista che ne sfrutta l'opera per accrescere il proprio capitale.
Ma come l'"M D M" anche il "D M D'" vale solo in casi particolari; infatti nella nostra cultura ogni persona viene educata in modo tale da ricoprire, nella societa`, entrambi i ruoli. Cioe` ciascuno di noi, per vivere, e` indotto a svolgere sia funzioni da capitalista che da operaio, almeno in termini qualitativi; poco importa che poi, in termini quantitativi, chi riceve da una banca gli interessi per miseri risparmi depositati sia "molto meno capitalista" di chi specula in borsa. Insomma anche chi vive condizioni di reale sfruttamento subisce il fascino del gruzzolo che lievita... E anche fra i capitalisti piu` affermati di tanto in tanto c'e` qualcuno che si presenta come "infaticabile lavoratore", "presidente operaio" e via dicendo.
Poter ricondurre i grandi problemi dello sviluppo sociale al conflitto tra sfruttatore e sfruttato e contestualmente tracciare un confine netto tra le due categorie sarebbe bello... come il "D M D'"... bello e impossibile.

Piu` in generale direi che se si vuol comprendere e migliorare la societa` in cui si vive non e` il caso di confondere l'importanza storica di una teoria con la sua validita` tecnica.

domenica 27 gennaio 2008

Democrazia nei partiti

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Lo stabilisce l'articolo 49 della nostra costituzione. Mi pare che sia l'unico articolo a citare i partiti ed e` grazie ad esso che i vari dirigenti politici ribattono le accuse di eccesso di partitocrazia in Italia e a talune istanze della cosiddetta "antipolitica", sostenendo, non senza una certa esagerazione, che e` la costituzione ad assegnare ai partiti quel potere che talvolta il popolo percepirebbe erroneamente come oligarchico...

Ad ogni modo l'articolo e` chiaro, che i partiti vi concorrano o meno, la politica nazionale va determinata con metodo democratico. Lascio a chi pretende di determinarla senza ricorrere ad un'organizzazione partitica il compito di realizzare o indicare alternative; personalmente in questa epoca, con gli attuali limiti, non vedo concrete alternative.
Ma e` proprio per il riconoscimento dell'importanza e del ruolo dei partiti che mi permetto di criticarne comportamenti, prassi e regole interne.

Infatti, quanto piu` essi concorrono a determinare la politica nazionale tanto piu` sono tenuti ad onorare metodi democratici. Allora quando sento parlare di "mandato imperativo" come regola statutaria di molti partiti, che vincola alla disciplina stabilita dalla direzione l'attivita` politica degli eletti nelle loro liste, comincio a pensare che la costituzione non venga rispettata.

E` chiaro che i partiti devono difendersi da "infiltrati" o "sabotatori" ma non a prezzo di adottare metodi di fatto non democratici o discrezionali. Puo` accadere invece che una maggioranza interna del 60% (per esempio) possa padroneggiare il 100% delle risorse economiche (ma anche d'altro genere) del partito esercitando cosi` un forte "potere dissuasivo" dalle posizioni politiche di minoranza... Come si affronta una campagna elettorale senza il supporto del partito di appartenenza?
Ecco allora che per un colpevole deficit di democrazia interna il gruppo di minoranza puo` valutare conveniente costituire un altro partito in modo da gestire da se` quella parte di risorse che gli spetta.

Insomma, chi pretende un panorama politico con pochi partiti dovrebbe coerentemente da un lato votare solo per quelli piu` grandi e dall'altro denunciare regolamenti e comportamenti direttivi troppo propensi all'espulsione; tanto piu` che, a prescindere da valutazioni di correttezza del parlamentare nei confronti del proprio partito, vale l'articolo 67...
"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato."